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NERINA MILLETTI partecipa al movimento delle donne dal 1976 e attivamente a quello lesbico dal 1979. Ha pubblicato articoli di storia lesbica su riviste come «Quir», «Babilonia», «Rivista di Scienze Sessuologiche», «Zapruder» tra i quali una ricerca sulla rappresentazione delle lesbiche nell’antropologia criminale di Lombroso (Analoghe sconcezze, «DWF», 1994). Ha scritto la voce Italy per l’Encyclopedia of Lesbian Histories and Cultures (New York, Garland, 2000). È stata docente alla Scuola Estiva di Storia delle Donne a Pontignano nel 1996 e all’Università gay e lesbica d’estate nel 1998 a Pisa. Si è interessata di donne e scienza e ha scritto libri specialistici di informatica; gestisce un sito internet (www.ellexelle.com) ed è iscritta all’Ordine dei Giornalisti come pubblicista.
LUISA PASSERINI è Professore di Storia culturale all’Università di Torino e Professore Esterno di Storia del XX secolo all’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Si è occupata dell’uso storiografico dell’oralità e della memoria, di storia del fascismo e dei nuovi movimenti sociali, e dell’identità culturale europea. Tra i suoi libri recenti, come curatrice: Identità culturale europea: idee, sentimenti, relazioni, La Nuova Italia, Firenze 1998; Across the Atlantic. Cultural Exchanges between Europe and the United States, Peter Lang-P.I.E., Bruxelles 2000; Figures d’Europe. Images and Myths of Europe, Peter Lang-P.I.E., Bruxelles 2002; e come autrice: L’Europa e l’amore. Immaginario e politica tra le due guerre, il Saggiatore, Milano 1999; Il mito d’Europa, Giunti, Firenze 2002; Memoria e Utopia. Il primato dell’intersoggettività, Bollati-Boringhieri, Torino 2003. |
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Fuori della norma, Storie lesbiche nell'Italia della prima metà del Novecento, Rosenberg & Sellier Editori, la storia & le storie
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| collana: Soggetti e generi |
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| anno 2007 |
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| ISBN 9788870119978 |
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| pp.244 |
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| € 22,00 |
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| Volume distribuito in libreria |
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Fuori della norma |
| Storie lesbiche nell'Italia della prima metà del Novecento |
a cura Nerina Milletti e Luisa Passerini |
| La fotografia in copertina documenta, al di là delle intenzioni de «La difesa della razza», il «fantasma lesbico» latente durante il regime fascista, correlato al fascino dell'omoerotismo. |
L'amore tra donne in Italia non fu soltanto negato o non visto, ma se ammesso era considerato irrilevante come realtà umana e culturale. Su questa base si giustifica l'originalità di questo libro nel panorama nazionale: «il primo libro sulla storia lesbica italiana del Novecento».
Apre il libro il ritratto di Cordula (Lina) Poletti, studentessa femminista di Ravenna. Alessandra Cenni delinea l'intensa vicenda amorosa intercorsa negli anni 1909-10 tra Sibilla Aleramo, scrittrice affermata, e la giovane «libera e indomita», una delle prime lesbiche dichiarate e fiere di esserlo, Dopo la fine dell'amore con Aleramo, Lina Poletti visse un'altra storia tumultuosa con Eleonora Duse. Cenni riconosce a Lina Poletti il merito di aver contribuito a salvaguardare, con la sua vita e le dichiarazioni nelle lettere, l'originalità dell'esperienza lesbica, trasmettendo questo retaggio anche al futuro,
Gabriella Romano ci presenta quattro storie di vita di donne lesbiche, nate tra il 1905 e il 1925, portando su di loro uno sguardo allenato alla visualità dalla sua pratica di lavoro multimediale, con film, programmi radio, giornali e televisione. Il suo saggio è basato su diari e interviste orali non solo alle donne studiate, ma anche ad alcune persone intorno a loro. Nietta Aprà è ritratta a Milano negli anni Trenta. Nietta era considerata «molto moderna» per il suo atteggiamento, che includeva l'abitudine di guidare l'automobile; con un gesto significativo, fu sepolta con i pantaloni, facendola così uscire in extremis dal non detto.
La tensione tra parola inadeguata e desiderio si ritrova anche nelle sette donne intervistate da Elena Biagini. nate tra il 1922 e il 1931 in ambienti sociali differenti: alta borghesia, proprietari terrieri e mezzadri. I ricordi costituiscono un corpus di memoria in cui Biagini individua le ricorrenze a proposito dell'ambiente familiare - in particolare i rapporti con le madri, subordinati ma non repressivi, dell'uso del tempo libero, dell'abbigliamento. Nell'Italia fascista, l'occasione migliore di incontro era il cinema pomeridiano, ma anche l'oratorio poteva offrire occasioni, e lo sport svolgeva per alcune un ruolo liberatorio.
Nerina Milletti legge i rapporti di polizia per studiare l'incontro tra la soggettività lesbica e la repressione esercitata dal regime fascista attraverso tre casi di condanna al confino. Fernanda B., una signora della media borghesia perugina, è condannata al confino nel 1928 per la sospetta relazione che intratteneva da anni con la moglie di un notissimo medico. Essa non scontò mai la pena perché dopo un rinvio per ragioni di salute il provvedimento venne revocato. Gli altri due casi riguardano due prostitute di Roma, Agata F., e Giuseppina S., inviate entrambe nel 1938 al confino nella provincia di Nuoro, . Mentre non sappiamo nulla dell'aspetto fisico di Fernanda B. e della sua amica, se non che mostravano di essere «la più genuina espressione della femminilità» e di amare «l'abbigliamento più squisitamente femminile», sappiamo molto dei corpi delle prostitute, dettagliati da minuziose descrizioni, foto segnaletiche e impronte digitali. Il contesto giuridico e sociale delle vicende illuminate dall'autrice ci aiuta comprendere la specificità dell'oppressione fascista, «la coercizione dell'eterosessualità obbligatoria come pilastro di quell'ordine patriarcale» di cui il fascismo rappresenta una declinazione particolare.
Laura Schettini osserva come dei casi di «matrimoni travestiti» avvenuti all'estero, in alcuni anni tra il 1900 e il 1950, siano presentati in un'ottica "popolare "da una campionatura di quotidiani come «Il Messaggero», «Il Secolo», «La Gazzetta del Popolo», «Roma». Un interessante confronto è poi costruito dall'autrice tra questa sfera dell'immaginario e la letteratura scientifica positivistica, che nello stesso periodo mostra un nuovo interesse per documentare e «misurare» varie forme di «inversione». Le pubblicazioni studiate da Schettini descrivono casi di giovani travestite (per esempio una diciannovenne di Genova nel 1908 e Soccorsa, la quindicenne napoletana del 1912) come devianti dalla norma e tendenti al mostruoso.
Nicoletta Poidimani, di formazione filosofica, opera una rilettura della rivista «La difesa della razza» che le consente di individuare il passaggio dall'antropologia criminale all'antropologia politica presentata nel Manifesto del Razzismo Italiano come strumento di disciplina delle relazioni interrazziali in concomitanza con la nascita dell'impero fascista. L'autrice interpreta anche le reazioni italiane al il film tedesco «Mädchen in Uniform» di Leontine Sagan del 1931, oggi considerato il primo film lesbico della cinematografia mondiale. |
il tema del desiderio non conforme all'eterosessualità normativa ci riguardi tutte e tutti, e non solo in quanto ci tocca da vicino la storia di ogni singolo gruppo oppresso.
Il divieto delle relazioni amorose tra donne era innanzitutto diniego, così che il rapporto lesbico era costretto ad essere indicibile. Ma il rifiuto di nominare e di nominarsi da parte delle donne protagoniste della storia lesbica può essere compreso, alla luce del costante tentativo da parte del regime di esorcizzare lo spettro dell'omosessualità e dell'alleanza tra donne. anche come una forma di resistenza culturale.
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| Indice |
Presentazione di Luisa Passerini
Donne «fuori della norma» introduzione di Nerina Miletti
Ritratto di un’Amazzone italiana: Cordula Poletti (1885-1971) di Alessandra Cenni
Ritratti di donne in interni di Gabriella Romano
R/esistenze. Giovani lesbiche nell’Italia di Mussolini di Elena Biagini
Accuse innominabili. Lesbiche e confino di polizia durante il fascismo di Nerina Miletti
Scritture variabili. L’amore tra donne nella stampa popolare e nella letteratura scientifica durante i primi del Novecento di Laura Schettini
Che razza di donne? Fantasma lesbico e disciplina della sessualità femminile nell’impero fascista di Nicoletta Poidimani
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